Carisma e spiritualità

Il carisma che Madre Quintilla ci ha lasciato è un dono dello Spirito Santo dato alla sua Chiesa e al mondo.
"Viviamo nella Chiesa la sequela di Gesù Cristo in fraternità per l'annuncio del Vangelo, con una diaconia attenta ed operosa verso i più poveri. Con Maria, Vergine e Madre, testimoniamo nel mondo la misericordia e la consolazione di Dio, Padre di tutti gli uomini"
Questo dono che abbiamo ricevuto ci spinge a vivere la nostra missione alla sequela del Signore Gesù, inviato dal Padre per la salvezza del mondo.

La nostra esperienza spirituale
La nostra vita, radicata in Cristo e nell'Eucaristia si alimenta con la preghiera assidua, si sostiene con l'amore reciproco e si compie nella operosa carità verso il prossimo.
La nostra spiritualità è cristocentrica poiché nasce dalla particolare chiamata che Gesù ha rivolto prima a Madre Quintilla e poi ad ognuna di noi. "Gesù mi chiama con tanta insistenza e con segni tanto visibili e tangibili ai quali non posso fare resistenza". La nostra vita, come diceva la Fondatrice, deve conformarsi a quella di Cristo. Dobbiamo imitare i suoi sentimenti di consolazione, di misericordia, di perdono per essere testimoni del suo amore nella concretezza del quotidiano. "Amarti e farti amare Signore, ecco ciò che io desidero".
La nostra vocazione ci spinge ad amare e a servire Gesù nei più poveri e bisognosi di consolazione. "La mia chiamata alle opere di carità si faceva sempre più insistente … la mia vocazione è sempre stata quella di andare in aiuto a tutte le miserie umane … sono membra di Gesù. Gesù ci dirà: ero ammalato, ero afflitto, e tu ti sei presa cura di me"(cfr Mt 24,43).
La preghiera assidua e fervorosa, espressione della carità che ci unisce, deve diventare la forza vivificante per costruire ogni giorno una vita comunitaria che sia testimonianza di autentico amore al prossimo.
"Tutta la nostra vita deve essere permeata di spirito di preghiera in una continua ricerca di Dio per tendere ad una intima e vera unione con Lui" (da: Itinerante di Dio pag. 239). La nostra vita si alimenta ogni giorno dell'Eucarestia e si ferma a contemplare questo mistero nell'adorazione eucaristica quotidiana.
"Contemplare Gesù portare ovunque Gesù dopo averlo intensamente vissuto"(Madre Quintilla).

La Vergine Consolata
Madre Quintilla ha voluto la Vergine Consolata come ispiratrice e guida sicura nel nostro cammino di sequela a Gesù Cristo. La Vergine Maria che è stata la prima fedele discepola del suo Figlio Gesù può insegnarci ogni giorno a rispondere con il suo generoso "Eccomi" alla nostra chiamata per essere apostole nel mondo di oggi.
Noi la invochiamo come Madre di Speranza e di Consolazione e le chiediamo di accompagnarci nel nostro cammino continuando a ripeterci "Fate quello che vi dirà" (Gv 2,5) perché possiamo portare al mondo la vera Consolazione, che è Gesù e il suo Vangelo.

La comunione fraterna
La nostra vita in fraternità ha come fonte inesauribile il nuovo comandamento di Gesù secondo l'evangelista Giovanni: "Io vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 13,34-35; 1Gv 4,11-12).
Queste parole di Gesù sul comandamento dell'amore fraterno si sono incise nel cuore della Madre e sono diventate il fondamento per la sua vita e per la spiritualità della nuova comunità religiosa che stava formando. "Ecco il mio profondo anelito - diceva Madre Quintilla - essere unite nella carità. Seguiamo il grande comandamento dell'amore che Gesù ci ha dato: "Amatevi come io vi ho amato". Essere unite nell'amore vicendevole, carità, dunque, ad ogni costo!". "La comunità è dove ci si vuol bene, ci si ama, ci si comprende sempre di più, ci si aiuta a vicenda per camminare speditamente verso la santità. Vorrei avere la stessa costanza dell'evangelista Giovanni per poter ripetere ad ogni istante amatevi, comprendevi, vogliatevi bene nel Signore (Itinerante di Dio, pag. 188)".
"Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me" (Gv 17,23). Da questa preghiera di Gesù al Padre scaturisce ciò che la Madre ci ripeteva spesso: "Dobbiamo essere una in tutte e tutte in una" perché la nostra testimonianza dell'amore di Dio sia credibile.
"Noi siamo più legate di una famiglia umana perché abbiamo un vincolo spirituale: Gesù Cristo" , è proprio essere in Lui, chiamate da Lui che ci dona la forza di vivere l'amore reciproco. Animate da questo amore vicendevole in modo semplice ed accogliente possiamo vivere come in una vera famiglia: "La nostra comunità deve avere l'impronta della famiglia. A me piace tanto questo spirito, questo modo semplice di stare insieme perché, pensate: "Noi veniamo da regioni diverse, abbiamo mentalità diverse, idee diverse, ma la vita fraterna si basa sulla comprensione reciproca e sul perdono. Apprezziamoci, stimiamoci tutte sullo stesso piano".
Se noi viviamo così la nostra vita in fraternità non solo saremo riconosciute come vere discepole di Cristo ma anche sapremo donare amore e consolazione a tutti coloro che incontriamo. "Dunque, Sorelle non ci dovrebbe essere che amore, amore fra noi ed intorno a noi. Tutti dovrebbero sentirsi bene, piccoli grandi giovani ed anziani (Itinerante di Dio, pag. 188)".

La nostra missione nella chiesa
La Madre sentiva profondamente di essere inserita nella Chiesa per cooperare con tutte le sue forze alla diffusione del Regno di Dio. "Desidero cooperare col granello di senapa al grande edificio della Chiesa. Questa passione per Dio, per la Chiesa, per le anime forma in me una tragedia di amore e di dolore che feconda disegni dei più arditi e propositi generosi che ci spingono ad operare…".

La Madre nel suo grande ardore ci indicava l'evangelizzazione e la catechesi in particolare come una dimensione che ci lega in modo speciale al mandato evangelico: "Andate e ammaestrate tutte le genti" (Mt 28,19). "Vorremmo portare ai fratelli tribolati e oppressi il conforto di sentirsi creature di  Dio, intanto noi vogliamo essere la buona novella vissuta".
"Contemplare Gesù portare ovunque Gesù dopo averlo intensamente vissuto"(Madre Quintilla). È proprio ai piedi del tabernacolo che viene trasformata la nostra vita e formato il nostro spirito apostolico.
"Ascoltiamo la voce che parla nell'intimo del nostro cuore, quella voce che parla in segreto ai piedi dell'altare e del tabernacolo dove Gesù ci aspetta per dirci cosa vuole da noi: noi Sorelle Apostole della Consolata, memori della vocazione che abbiamo ricevuto e del fine particolare dell'Istituto dobbiamo uniformare la nostra vita ad una spirito fervidamente apostolico".
Il nostro apostolato che scaturisce dall'Eucaristia ci chiama a donarci a nostri fratelli con gli stessi sentimenti di Gesù che accoglie con misericordia, che cerca i più lontani e va incontro ai più bisognosi, che offre se stesso perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza (Cf. Gv 10,10).
"Dobbiamo formarci quali apostole di misericordia, misericordia nell'accogliere, misericordia nel capire le persone del nostro tempo, nel sopportare chi cade e nel gioire quando si vede qualcuno rialzarsi. Non dobbiamo dimenticarci che noi siamo state le prime ad ottenere misericordia: è la misericordia che ci ha prevenute, è la misericordia che ci ha chiamate, è la misericordia che ci accompagna passo, passo (Itinerante di Dio, pag. 182). Dobbiamo presentarci a tutti sempre con questo atteggiamento di apostole di Cristo, che vorrebbe dire: angeli di carità, di sincerità, di umiltà.
Non sono le parole che tante volte convincono ma la nostra testimonianza di fedeltà al Signore e di amore verso tutti: Arrivare a tutti, soprattutto agli ultimi, imitando la carità smisurata di Cristo."
Essere apostole sempre, essere apostole ovunque, essere apostole in ogni luogo: "La mia vocazione è sempre stata quella di venire incontro a tutte le miserie umane; (Itinerante di Dio, pag. 176). Questo fu sempre il mio sogno: sacrificarmi per i più bisognosi, tutti, senza limite di condizione sociale e di colore…".
"Non grettezze, ma grandi idee, vaste quanto lo esige un apostolato moderno: che per salvare le anime bisogna penetrare in tutti gli strati di questa società in cui viviamo". (Itinerante di Dio, pag. 178).
La madre ha ricevuto ospitalità all'inizio della Fondazione e l'ha considerata un disegno della Divina provvidenza. "Il ricovero e l'ospitalità di cui viviamo oggi, il Signore l'ha voluto perché mettiamo quest'opera di misericordia tra i compiti più delicati della nostra futura missione. Non rifiuteremo aiuto a chi ce lo domanderà". "I più preferiti saranno i poveri, gli afflitti, gli abbandonati, gli ammalati…". "Voglio dare l'esempio di una vita sempre attiva, sempre solerte e attenta ai bisogni, sempre pronta al sacrificio, perché assieme a me anche voi sarete portate ad operare nell'immenso campo dell'apostolato e della vera gioia cristiana".